FACCIAMO SQUADRA PER LEGGERE SUSSIDIARIO DEI LINGUAGGI 4

Un evento eccezionale Il calcio non è decisamente uno dei miei sport preferiti, ma a volte capita che a scuola mi invitino a fare una partita. E io non dico mai di no. Non è nel mio carattere rifiutare qualcosa, se posso farlo. Non voglio dare l’impressione di essere troppo serio. E poi alcuni compagni hanno cominciato a chiamarmi «Secchio», cioè «secchione» e io voglio comportarmi nel modo più normale possibile. Così, oggi pomeriggio ho giocato a pallone con alcuni ragazzi del doposcuola. Abbiamo formato due squadre da sette giocatori. Non era un partita strepitosa, anche perché mancavano i più bravi della scuola. L’evento eccezionale è accaduto verso la fine della partita. A bordo campo ho visto il mio papà che guardava la partita con le braccia incrociate e il telefonino in mano. Da quanto tempo era lì? A differenza degli altri genitori, non si era mai fermato a vedermi giocare. Forse voleva farmi una sorpresa. Mi sono fermato in mezzo al campo e l’ho salutato, agitando il braccio. Lui ha risposto al mio saluto con un gran sorriso. Allora ho avuto uno slancio di orgoglio e ho deciso di impegnarmi sul serio per dimostrargli di essere un bravo giocatore e che poteva essere fiero di me. Fino ad allora avevo giocato svogliatamente ma, da quel momento, invece di rimanere in difesa, dove mi avevano piazzato gli altri, sono andato a cercare palla. Dopo averla sottratta a uno dell’altra squadra, l’ho depositata in rete con un tiro sotto la traversa. Appena il gioco è ricominciato, ho aspettato gli avversari nella mia zona e, nel giro di poco tempo, ho sottratto ancora il pallone, scartato tre giocatori, fatto una finta all’ultimo difensore, poi al portiere (che ha perso l’equilibrio ed è caduto nell’area piccola) e sono entrato col pallone in porta. Un vero colpo da maestro! I miei compagni hanno gridato stupiti: - Grande, Salva! Subito mi sono girato in direzione di mio padre, che ha sollevato il pollice in segno di «tutto ok». - Ehi, Secchio, che ti prende? - mi ha chiesto quel presuntuoso di Pilo, uno della mia classe che giocava con gli avversari. - Ti sei svegliato? Sì, in effetti mi ero un po’ svegliato. Però non mi sembrava di avere fatto niente di strabiliante. Poi, al suono della campanella, siamo usciti dal campo. Io ho raggiunto mio padre. - Ciao, Salvatore! - ha esclamato mentre mi prendeva lo zaino e rispondeva al cellulare. Sono rimasto lì, in silenzio, per una buona mezz’ora, ripensando un po’ alla partita. Nessuno si aspettava che io m’impegnassi così tanto. Poi il papà ha riattaccato e siamo saliti in auto. - Hai sentito la telefonata? Non dici niente? Non sapevo cosa dire. Non ero stato attento. - Farò di te un calciatore vero in una squadra vera! - Cosa? - Sei stato appena acquistato dalle giovanili dell’Olimpya! Ho alzato il pollice, fingendomi contentissimo, mentre pensavo che non avevo mai guardato una partita intera alla Tv, neanche quella della Nazionale, e che non avevo mai fatto l’album delle figurine dei calciatori! Quella sera l’ho combinata grossa. Gianfranco Liori, Troppo mitico!, il castoro Io mi valuto • So riconoscere il narratore interno: - con facilità. - con qualche difficoltà. - con difficoltà. Comprendo SIGNIFICATO DEL TESTO • Cogli il messaggio del testo: soffermati prima sulla successione dei fatti, poi sul significato dei comportamenti del protagonista e rispondi a voce. - Secondo te, Salvatore s’impegna così tanto nella partita perché: vuole comunicare a suo padre tutta la sua passione per il calcio. vuole che suo padre sia fiero di lui. vuole dimostrare di essere un calciatore fuoriclasse. • Perché, alla fine, Salvatore pensa di averla combinata grossa? Analizzo NARRATORE • Torna sul testo, leggi le parole sottolineate e rispondi con ✗ e a voce. - Il racconto è scritto: in prima persona. in terza persona. - Chi racconta i fatti? È narratore interno o esterno alla storia?
Un evento eccezionale Il calcio non è decisamente uno dei miei sport preferiti, ma a volte capita che a scuola mi invitino a fare una partita. E io non dico mai di no. Non è nel mio carattere rifiutare qualcosa, se posso farlo. Non voglio dare l’impressione di essere troppo serio. E poi alcuni compagni hanno cominciato a chiamarmi «Secchio», cioè «secchione» e io voglio comportarmi nel modo più normale possibile. Così, oggi pomeriggio ho giocato a pallone con alcuni ragazzi del doposcuola. Abbiamo formato due squadre da sette giocatori. Non era un partita strepitosa, anche perché mancavano i più bravi della scuola. L’evento eccezionale è accaduto verso la fine della partita. A bordo campo ho visto il mio papà che guardava la partita con le braccia incrociate e il telefonino in mano. Da quanto tempo era lì? A differenza degli altri genitori, non si era mai fermato a vedermi giocare. Forse voleva farmi una sorpresa. Mi sono fermato in mezzo al campo e l’ho salutato, agitando il braccio. Lui ha risposto al mio saluto con un gran sorriso. Allora ho avuto uno slancio di orgoglio e ho deciso di impegnarmi sul serio per dimostrargli di essere un bravo giocatore e che poteva essere fiero di me. Fino ad allora avevo giocato svogliatamente ma, da quel momento, invece di rimanere in difesa, dove mi avevano piazzato gli altri, sono andato a cercare palla. Dopo averla sottratta a uno dell’altra squadra, l’ho depositata in rete con un tiro sotto la traversa. Appena il gioco è ricominciato, ho aspettato gli avversari nella mia zona e, nel giro di poco tempo, ho sottratto ancora il pallone, scartato tre giocatori, fatto una finta all’ultimo difensore, poi al portiere (che ha perso l’equilibrio ed è caduto nell’area piccola) e sono entrato col pallone in porta. Un vero colpo da maestro! I miei compagni hanno gridato stupiti: - Grande, Salva! Subito mi sono girato in direzione di mio padre, che ha sollevato il pollice in segno di «tutto ok». - Ehi, Secchio, che ti prende? - mi ha chiesto quel presuntuoso di Pilo, uno della mia classe che giocava con gli avversari. - Ti sei svegliato? Sì, in effetti mi ero un po’ svegliato. Però non mi sembrava di avere fatto niente di strabiliante. Poi, al suono della campanella, siamo usciti dal campo. Io ho raggiunto mio padre. - Ciao, Salvatore! - ha esclamato mentre mi prendeva lo zaino e rispondeva al cellulare. Sono rimasto lì, in silenzio, per una buona mezz’ora, ripensando un po’ alla partita. Nessuno si aspettava che io m’impegnassi così tanto. Poi il papà ha riattaccato e siamo saliti in auto. - Hai sentito la telefonata? Non dici niente? Non sapevo cosa dire. Non ero stato attento. - Farò di te un calciatore vero in una squadra vera! - Cosa? - Sei stato appena acquistato dalle giovanili dell’Olimpya! Ho alzato il pollice, fingendomi contentissimo, mentre pensavo che non avevo mai guardato una partita intera alla Tv, neanche quella della Nazionale, e che non avevo mai fatto l’album delle figurine dei calciatori! Quella sera l’ho combinata grossa. Gianfranco Liori, Troppo mitico!, il castoro Io mi valuto • So riconoscere il narratore interno: - con facilità. - con qualche difficoltà. - con difficoltà. Comprendo SIGNIFICATO DEL TESTO • Cogli il messaggio del testo: soffermati prima sulla successione dei fatti, poi sul significato dei comportamenti del protagonista e rispondi a voce. - Secondo te, Salvatore s’impegna così tanto nella partita perché: vuole comunicare a suo padre tutta la sua passione per il calcio. vuole che suo padre sia fiero di lui. vuole dimostrare di essere un calciatore fuoriclasse. • Perché, alla fine, Salvatore pensa di averla combinata grossa? Analizzo NARRATORE • Torna sul testo, leggi le parole sottolineate e rispondi con ✗ e a voce. - Il racconto è scritto: in prima persona. in terza persona. - Chi racconta i fatti? È narratore interno o esterno alla storia?