FACCIAMO SQUADRA PER LEGGERE SUSSIDIARIO DEI LINGUAGGI 4

Onde di paura Elen e la sua mamma sono fuggite dal loro paese, l’Eritrea, e sfidano il mare per raggiungere l’Italia e trovare la pace. Ore 22 Nel cielo non ci sono più stelle. Scomparse dietro le nuvole. Le luci sono sempre lontane. Ho sonno e freddo. Un freddo che punge la pelle, che entra dentro. Il rumore della barca, delle onde. Un’onda, due onde, tre onde. Mi si chiudono gli occhi. I tamburi di notte, ad Asmara, Bri gioca con l’aquilone, zia Abeba tosta il caffè… Sogno. Poi mi risveglio. Dove sono? La barca. La barca delle storie di guerra, delle storie che non so. I ragazzi sudanesi dormono, erano molto stanchi. Da loro la guerra non finisce mai; dopo l’imbarco, ridevano, parlavano, ce l’avevano fatta a fuggire, ma avevano gli occhi tristi. Vorrei che negli occhi delle persone passassero le storie della loro vita, come al cinema. Poi la barca si ferma, il motore si è spento. La costa è vicina, ma questa volta la barca si è rotta davvero. C’è confusione. Una donna vestita di bianco piange. Non la sopporto più, e non sopporto più mia madre, sembra che vada tutto bene. Stavamo per perderci, nel deserto, e per lei andava tutto bene. Ore 23 Ho paura. Siamo senza benzina. Questa volta anche la mamma è arrabbiata. - Non è possibile - dice in arabo. - Non si può rimanere senza benzina con quello che abbiamo pagato. Guardo le luci. Sono ancora lontane. Fa freddo. Non ho mai avuto così tanto freddo. Mi stringo sulle spalle lo scialle, ho un altro scialle sulle gambe. Lontano sta passando una nave. Viene nella nostra direzione. Chiudo gli occhi e li tengo chiusi per un po’, intanto la nave si avvicinerà e questi momenti di paura e di freddo passeranno. La paura si sente, anche quella degli altri: sento quella della donna che ora non canta e non prega, dei ragazzi sudanesi, quella di mia madre. Non sento più i piedi, è come se non ci fossero più, si sono addormentati. Apro gli occhi. La nave è più vicina. Siamo salvi. Non ho più paura, solo sonno, stanchezza. Tutti gridano. Si sporgono, urlano, agitano le mani. Li vedo muovere dentro una nebbia. Erminia Dell’Oro, Dall’altra parte del mare, Piemme, Il Battello a vapore Io mi valuto • So capire la descrizione di un’emozione: con facilità. con qualche difficoltà. con difficoltà. Facciamo squadra • Elen e la sua mamma riescono a realizzare il sogno di una nuova vita in Italia. Divisi in piccoli gruppi, scegliete uno di questi compiti: - ricostruire il viaggio di Elen: dall’Eritrea all’Italia; - ricercare foto e informazioni sulla cultura dell’Eritrea; - scrivere una cartolina ai nonni rimasti in Eritrea, come se foste Elen. DESCRIVERE UN'EMOZIONE Descrivere un’emozione significa mettere in luce lo stato d’animo di un personaggio, «fotografare con le parole» i segnali esteriori, i comportamenti, i pensieri attraverso i quali si esprime un’emozione. • Segna con ✗ le parole che ricordi di più dopo la lettura del diario di Elen e spiega a voce il perché delle tue scelte: mamma. barca. paura. guerra. confusione. costa. freddo. sonno. • Collega le frasi evidenziate nel testo alle emozioni di Elen tracciando frecce con la matita. - I tamburi di notte, ad Asmara, Bri gioca con l’aquilone, zia Abeba tosta il caffè… rabbia - Non la sopporto più, e non sopporto più mia madre, sembra che vada tutto bene. nostalgia - Chiudo gli occhi e li tengo chiusi per un po’, intanto la nave si avvicinerà. paura
Onde di paura Elen e la sua mamma sono fuggite dal loro paese, l’Eritrea, e sfidano il mare per raggiungere l’Italia e trovare la pace. Ore 22 Nel cielo non ci sono più stelle. Scomparse dietro le nuvole. Le luci sono sempre lontane. Ho sonno e freddo. Un freddo che punge la pelle, che entra dentro. Il rumore della barca, delle onde. Un’onda, due onde, tre onde. Mi si chiudono gli occhi. I tamburi di notte, ad Asmara, Bri gioca con l’aquilone, zia Abeba tosta il caffè… Sogno. Poi mi risveglio. Dove sono? La barca. La barca delle storie di guerra, delle storie che non so. I ragazzi sudanesi dormono, erano molto stanchi.  Da loro la guerra non finisce mai; dopo l’imbarco, ridevano, parlavano, ce l’avevano fatta a fuggire, ma avevano gli occhi tristi. Vorrei che negli occhi delle persone passassero le storie della loro vita, come al cinema. Poi la barca si ferma, il motore si è spento. La costa è vicina, ma questa volta la barca si è rotta davvero. C’è confusione. Una donna vestita di bianco piange. Non la sopporto più, e non sopporto più mia madre, sembra che vada tutto bene. Stavamo per perderci, nel deserto, e per lei andava tutto bene. Ore 23 Ho paura. Siamo senza benzina. Questa volta anche la mamma è arrabbiata. - Non è possibile - dice in arabo. - Non si può rimanere senza benzina con quello che abbiamo pagato. Guardo le luci. Sono ancora lontane. Fa freddo. Non ho mai avuto così tanto freddo. Mi stringo sulle spalle lo scialle, ho un altro scialle sulle gambe. Lontano sta passando una nave. Viene nella nostra direzione. Chiudo gli occhi e li tengo chiusi per un po’, intanto la nave si avvicinerà e questi momenti di paura e di freddo passeranno. La paura si sente, anche quella degli altri: sento quella della donna che ora non canta e non prega, dei ragazzi sudanesi, quella di mia madre. Non sento più i piedi, è come se non ci fossero più, si sono addormentati. Apro gli occhi. La nave è più vicina. Siamo salvi. Non ho più paura, solo sonno, stanchezza. Tutti gridano. Si sporgono, urlano, agitano le mani. Li vedo muovere dentro una nebbia. Erminia Dell’Oro, Dall’altra parte del mare, Piemme, Il Battello a vapore Io mi valuto • So capire la descrizione di un’emozione: con facilità.  con qualche difficoltà.  con difficoltà. Facciamo squadra • Elen e la sua mamma riescono a realizzare il sogno di una nuova vita in Italia. Divisi in piccoli gruppi, scegliete uno di questi compiti: - ricostruire il viaggio di Elen: dall’Eritrea all’Italia; - ricercare foto e informazioni sulla cultura dell’Eritrea; - scrivere una cartolina ai nonni rimasti in Eritrea, come se foste Elen. DESCRIVERE UN'EMOZIONE Descrivere un’emozione significa mettere in luce lo stato d’animo di un personaggio, «fotografare con le parole» i segnali esteriori, i comportamenti, i pensieri attraverso i quali si esprime un’emozione. • Segna con ✗ le parole che ricordi di più dopo la lettura del diario di Elen e spiega a voce il perché delle tue scelte: mamma.  barca.  paura.  guerra. confusione.  costa.  freddo.  sonno. • Collega le frasi evidenziate nel testo alle emozioni di Elen tracciando frecce con la matita. - I tamburi di notte, ad Asmara, Bri gioca con l’aquilone, zia Abeba tosta il caffè… rabbia - Non la sopporto più, e non sopporto più mia madre, sembra che vada tutto bene. nostalgia - Chiudo gli occhi e li tengo chiusi per un po’, intanto la nave si avvicinerà. paura